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Moria di Pesci a Pergusa

feb 29

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29/02/2008  RssIcon

Dalla riunione tecnica sull’emergenza “moria di pesci a Pergusa” indetta dal Presidente della Provincia Regionale di Enna a cui hanno preso parte in tanti tra cui il Presidente della Provincia Dott. Salerno e tutto lo staff del settore Ambiente e Protezione Civile, il Sindaco di Enna dott. Agnello, il Dott. Sferrazza e il dott. Minardi del Dipartimento di Prevenzione AUSL n° 4, la dott.ssa Termine dell’Università Kore di Enna, il Dott. La Paglia dell’ARPA - Dipartimento Provinciale di Enna, Il Dirigente dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste dott. De Francesco, il dirigente del Dipartimento di Prevenzione Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dott. Madonia, dove ognuno ha esposto i risultati delle proprie ricerche, è emerso che dalle analisi e verifiche in campo sono diverse le cause che hanno contribuito alla morte dei pesci.

Và comunque evidenziato che le indagini hanno rilevato come causa principale la presenza di un’alga nanoplanctonica la PRYMNESIUM PARVUM che produce una serie di esotossine (le primnesine) attive su numerosi organismi. Si tratta di una specie cosmopolita sia in laghi e stagni di acque salmastre che in località costiere a bassa salinità; essa provoca moria di organismi dotati di branchie (pesci e larve di anfibi) quando la sua concentrazione cellulare supera i 50 milioni di cellule per litro di acqua.

A Pergusa si sono trovate concentrazioni cellulari fino a 149 milioni di cellule/litro che giustifica la moria. Fenomeni simili si sono verificati anche in altri laghi siciliani quali il Biviere di Gela e i Pantani di Vendicari.
Gli esami di laboratorio sui pesci hanno evidenziato anche la presenza di Vibrio alginolyticus, normale indicatore dello stato trofico delle acque e che in genere fa parte della flora microbica autoctona di alcuni ambienti acquatici. Risultano ancora in corso di completamento le indagini virologiche. Quello che si cercherà di capire è il fenomeno scatenante che ha determinato la crescita demografica improvvisa dell’alga. Molti sono stati i parametri controllati nelle acque in questi giorni dal Laboratorio di Sanità Pubblica dell’AUSL 4: dall’ossigeno alla salinità, a quei parametri detti “indicatori di stato” che descrivono la situazione dell’ambiente come la clorofilla a, indice della biomassa fitoplanctonica, i nutrienti come i fosfati e i nitrati, parametri che comunque vengono già monitorati dall’Università Kore di Enna per conto dell’Ente gestore della Riserva nell’ambito del monitoraggio ambientale del Lago di Pergusa. Alcuni di questi parametri sono abbastanza elevati, per esempio la clorofilla a, segno dell’intensa attività fotosintetica delle alghe; anche i nutrienti sono elevati: diverse possono essere le cause tra cui il dilavamento effettuato dalle acque meteoriche sui campi concimati chimicamente o ancora l’attività alimentare delle carpe stesse; la carpa, infatti, ingerisce i fosfati dal substrato durante l’attività di foraggiamento che poi espelle in una forma solubile, facilmente assorbita dalle alghe; ciò può provocare dei bloom algali, etc…

La lettura dei dati di laboratorio se da un lato ci dà un’ulteriore conferma che non vi siano particolari situazioni di pericolo per la salute pubblica dall’altro ci avvia ad un’intensificazione dell’azione di monitoraggio, ravvicinando le campagne di misura degli “indicatori di stato” per riuscire a determinare le condizioni stagionali o le attività antropiche che possono condizionare l’assorbimento ed il rilascio dei nutrienti da parte del sedimento.

Su proposta del Presidente ed accolta da tutti i partecipanti si è deciso che il tavolo tecnico possa proficuamente continuare il lavoro sinergico fino ad ora svolto con carattere quasi permanente. Si è stabilito di rimodulare, alla luce di tale evento, il monitoraggio ambientale che svolge la Provincia nella qualità di Ente gestore raccogliendo indicazioni ed esigenze delle varie istituzioni sanitarie e non, ed in particolare è emerso:
1) la rimozione immediata delle carcasse di pesce per evitare che i fenomeni di putrefazione complichino la situazione e l’avvio allo smaltimento;
2) la necessità di monitorare il fitoplancton che tra l’altro è uno dei principali elementi di qualità biologica richiesti dalla Direttiva 2000/60/CE , con cadenza mensile per rilevarne la dinamica stagionale in termini di composizione tassonomica, densità e biomassa;
3) di aggiungere altri due punti fissi di campionamento oltre a quello già esistente;
4) di aggiungere tra i parametri di misura la feofitina che è uno dei prodotti di degradazione della clorofilla, che fornirebbe maggiori indicazioni sulla produzione primaria e sulla dinamica dei processi di degradazione;
5) continuare la collaborazione fra i vari Enti il cui contributo, ognuno per la propria competenza, risulta molto importante.

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